A cura della Dott.ssa Emmanuela Diana
Appartenere ad una razza non determina in modo assoluto il comportamento di un cane, in quanto può influenzare alcune predisposizioni fisiche o attitudinali (come la resistenza, la velocità, o la tendenza alla guardia), ma non definisce il carattere individuale del cane stesso.
Il comportamento è plasmato dall’ambiente e dalla formazione, ovvero da diversi attori, come la socializzazione precoce, in cui i cuccioli se esposti a persone, altri animali e ambienti diversi sviluppano maggiore equilibrio; l’educazione secondo cui un cane guidato con coerenza, rispetto e consapevolezza, impara a gestire le proprie emozioni ed a comportarsi in modo adeguato; e le esperienze vissute, come traumi, abbandoni o maltrattamenti che possono influenzare negativamente il comportamento.
La variabilità individuale è enorme ed all’interno della stessa razza ci sono cani docili e cani più reattivi, proprio come tra gli esseri umani. Il temperamento dipende soprattutto da fattori genetici individuali, non da un’etichetta razziale.
Per questo le generalizzazioni sono pericolose.
Etichettare una razza come “aggressiva” o “pericolosa” porta a discriminazioni ingiuste e spesso al rifiuto di adozioni.
Molti cani considerati “a rischio” sono in realtà affettuosi, equilibrati e perfetti per le famiglie.
L’esperienzialità conta più dell’appartenenza ad una razza.
L’esperienza modella il comportamento e quindi ogni cane è il risultato delle esperienze che ha vissuto.
Un cane di razza “da guardia” può essere dolcissimo se cresciuto in un ambiente sereno.
Al contrario, un cane di razza “da compagnia” può sviluppare comportamenti
problematici se trascurato o maltrattato.
La razza è solo un punto di partenza.
Essa può indicare alcune predisposizioni (come energia, resistenza, attitudine al lavoro), ma non è una condanna né una garanzia.
Un Border Collie non è automaticamente iperattivo.
Un Pit Bull non è automaticamente aggressivo.
Un Labrador non è automaticamente docile.
Ogni individuo è unico. La razza è una cornice, ma il quadro lo dipinge la vita attraverso l’esperienza. Giudicare in base alla razza è superficiale.
Affidarsi all’apparenza razziale porta solo a pregiudizi che danneggiano cani e proprietari; ma anche ad adozioni mancate, per cui molti cani meravigliosi restano nei canili perché “sono di quella razza”.
Inoltre si assiste ad errori educativi: molti cani di alcune razze vengono trattati in base a stereotipi e questo compromette la relazione, l’educazione e l’opportunità esperienziale.
L’esperienzialità è ciò che rende un cane ciò che è attraverso il vissuto, l’ambiente, l’amore ricevuto, le regole apprese.
La razza è solo un’etichetta: la vera identità di un cane si costruisce giorno per giorno.
Il cane non è solo la sua motivazione di razza.
È necessario invece riconoscere che ogni individuo canino è molto più complesso e ricco di quanto possa suggerire una semplice etichetta genetica. La motivazione di razza è un’indicazione, non un’identità.
Certamente, in origine, ogni razza è stata selezionata per svolgere certi compiti: caccia, pastorizia, difesa, compagnia… Ma questa motivazione non è una gabbia. È solo una tendenza potenziale, non una condanna comportamentale.
Un Jack Russell può essere tranquillo e riflessivo.
Un Pastore Tedesco può essere giocherellone e pigro.
Un cane meticcio può avere motivazioni complesse e sorprendenti.
L’individuo cresce oltre la razza e il suo carattere si forma attraverso le esperienze vissute (incontri, traumi, giochi, relazioni), l’educazione ricevuta (regole, libertà, stimoli) e la relazione con il partner umano (fiducia, comunicazione, empatia).
Un cane non è un “retriever” o un “molosso”: è Luna, Argo, Nina ecc. Ha una storia, una personalità, una voce.
La motivazione va interpretata, non subita.
E conoscerla può essere di aiuto per comprendere meglio alcuni comportamenti, offrire al cane attività compatibili con le sue attitudini e prevenire frustrazioni e incomprensioni.
Ma non deve mai diventare un alibi per giustificare problemi, per rinunciare ad educare o per discriminare. Ogni cane può imparare, evolvere e adattarsi.
Il cane è un essere senziente, relazionale e plastico. La razza è solo una sfumatura nel suo ritratto. La vera immagine la dipingono le esperienze, l’ambiente e l’amore che riceve.
E infine ricordiamoci che non esiste
una selezione di cani da combattimento!

L’idea di una “selezione di cani da combattimento” è una distorsione culturale e storica che ha portato a gravi malintesi e, purtroppo, a sofferenze per molti animali.
La verità è questa: nessuna razza nasce “da combattimento”. Alcune razze, come il Pit Bull, l’Amstaff o il Dogo Argentino, sono state storicamente sfruttate per attività violente a causa della loro forza fisica e resistenza, ma questo non definisce la loro natura. Il comportamento di un cane dipende, come spiegato, in gran parte da educazione, socializzazione e ambiente, non dalla razza.
Nessuna razza è destinata alla violenza, perché i cani sono animali sociali, capaci di affetto, empatia e cooperazione. E anche le razze etichettate ingiustamente come “pericolose” possono essere dolcissime ed affidabili, se cresciute con rispetto e responsabilità.
Dott.ssa Emmanuela Diana
Dottore Magistrale in Scienze Biologiche – Biologia del comportamento animale
Etologa Zooantropologa
Ideatrice del Metodo Etologia Consapevole®
